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domenica 4 febbraio 2018

NTP: comincia il balletto per demistificare i risultati della ricerca ...



dal sito di union of concerned scientists ...

Playbook si intende la tavola utilizzata dal coach di una squadra di calcio (o altro gioco di squadra) per definire i ruoli e chi fa che cosa in campo ...

" come gli interessi economici ingannano, disinformano, e impomgono la loro influenza alla faccia della salute pubblica e della sicurezza "

mercoledì 14 settembre 2016

Indagine online su MCS e EHS

La Drsa  P Gibson della J. Madison University (USA) che da anni si interessa sia di MCS che di EHS chiede alle donne con età 65 o sup. di partecipare ad una indagine sulle condizioni di vita e di salute che si basa su un questionario online :

http://jmu.co1.qualtrics.com/jfe/form/SV_4YGd1uBrKkxx8nr

è in inglese

domenica 9 agosto 2015

Commissione Parlamentare Indiana raccomanda attenta valutazione danni da EMF

Una commissione tecnica del Parlamento Indiano denominata Commissione su Scienza, Tecnologia, Ambiente e Foreste ha raccomandato la produzione di uno studio approfondito per stabilire i livelli di rischio per effetti sulla salute per gli effetti derivanti dalle stazioni radiobase .


 vedere articolo


venerdì 15 maggio 2015

non solo tecnostress ... elettrosensibilità



Articolo su Focus interessante che riporta un'indagine svolta due associazioni italiane su 'tecnostress'

Elettrosmog ulteriore minaccia Connessi anche per 16 ore al giorno, anche a letto o in ferie

L'indagine su 1.000 persone, mal di testa, nervosismo, stanchezza e dolori

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|ADN Kronos



Roma, 14 mag. (AdnKronos Salute) - Mal di testa, nervosismo, calo della concentrazione, stanchezza, umore nero, gastrite e perfino ansia e attacchi di panico. Sono i sintomi del tecnostress che insidia i lavoratori italiani, soprattutto quelli digitali. Mettendoli Ko dopo maratone online. Ben il 45%, infatti, confessa che l'uso intenso di tablet, smartphone e pc gli ha già creato problemi di salute, spesso o a volte. E' quanto emerge dalla nuova ricerca di Netdipendenza Onlus anticipata dall'Adnkronos Salute, e realizzata in collaborazione con l'Associazione italiana formatori salute e sicurezza sul lavoro (Aifos). Un'indagine condotta su un campione di 1.009 mobile workers.

Smartphone, tablet e computer portatili sono diventati strumenti di lavoro abituali, ma l'uso eccessivo di questi dispositivi può "favorire rischi per la salute: da un lato - spiega Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza Onlus - i sintomi del tecnostress tra cui mal di testa, ansia, ipertensione, insonnia, depressione, disturbi alla memoria, attacchi di panico, e dall'altro l'elettrosmog, cioè l'esposizione prolungata ai campi elettromagnetici emessi da smartphone e tablet". Se ne parlerà al convegno nazionale 'TecnoStress lavoro correlato, la nuova frontiera della malattia professionale', in programma domani 15 maggio ad Anagni /Frosinone), presso la sede dell'Inps.

Nel 2007 il tecnostress è stato riconosciuto come nuova malattia professionale, in seguito a una sentenza della Procura di Torino. Nel 2008, con il Decreto legislativo 81, è entrato in vigore l'obbligo di valutare il rischio stress negli ambienti di lavoro e nel 2010 il ministero del Lavoro ha preso una posizione precisa sul rischio tecnostress, considerandolo un problema per la salute dei lavoratori digitali. La nuova indagine ha coinvolto 1.005 lavoratori digitali. L'87,5% dichiara di usare frequentemente dispositivi mobili connessi a Internet per motivi di lavoro. Il 59,5% ritiene che la quantità di informazioni da gestire sia molto aumentata nell'era degli smartphone.

La maggior parte degli interpellati usa un computer connesso alla Rete per 8 ore al giorno (18,4%), ma c'è anche chi arriva a 10 ore (9,8%) e chi addirittura oscilla tra le 12 e 16 ore (complessivamente il 6% circa). Il 64,1%, inoltre, usa lo smartphone un'ora al giorno per conversazioni di lavoro (circa 30 ore al mese), anche nel week'end. Alcuni lavoratori arrivano a usare lo smartphone anche "6 ore al giorno, con pause di 30 minuti". L'uso del tablet per motivi di lavoro invece non è ancora così diffuso. Infatti solo il 36,9% lo usa abitualmente almeno un'ora al giorno, con punte massime di 4 ore.

Ormai molti lavoratori sono iperconnessi: non staccano mai la spina e dichiarano di usare computer, smartphone e tablet anche la sera a letto per motivi professionali (complessivamente il 66,5% circa), o il sabato e la domenica (circa il 90%). Il 65,5% è consapevole dei rischi dei campi elettromagnetici correlati all'uso dei dispositivi mobili, ma non può farne a meno. Anche con il mal di testa. L'87% confessa che l'overdose di tecnologia gli provoca affaticamento mentale. Tra questi, l'8,7% lamenta seri problemi alla salute e il 39,6% problemi occasionali: in tutto, dunque, il 45% dei lavoratori fa i conti con acciacchi e disturbi da tecnostress.

Ma quali sono i sintomi più frequenti lamentati dai lavoratori digitali? Al primo posto il mal di testa (44,5%), poi il calo della concentrazione (35,4%), il nervosismo e l'alterazione dell'umore (33,8%), tensioni neuromuscolari (28,5%), stanchezza cronica (23,3%), insonnia (22,9%), ansia (20,4%), disturbi gastro-intestinali (15,8%), dermatite da stress (6,9%). Tra i sintomi più gravi alterazioni comportamentali (7,1%), attacchi di panico (2,6%) e depressione (2,1%).

A questi rischi per la salute bisogna aggiungere quelli derivati dall'esposizione eccessiva ai campi elettromagnetici emessi dai smartphone, tablet e stazioni Wi-Fi. Ancora sottovalutati e su cui sono poche le certezze. "Molti sintomi dell'elettrosmog sono simili a quelli del tecnostress, come ad esempio il mal di testa, il calo della concentrazione, l'insonnia. Bisogna approfondire l'impatto di questi due rischi e valutare correttamente il sovraccarico informativo cognitivo e i livelli di emissioni di campi elettromagnetici. E' questa la nuova sfida da affrontare per difendere la salute dei lavoratori digitali", dice Di Frenna.

Un altro dato allarmante è quello della dipendenza dalla tecnologia digitale. Spegnere computer, smartphone e tablet anche solo per brevi periodi crea un forte disagio. Infatti, alla domanda 'potresti fare a meno della tecnologia digitale?' il 26% dice di non considerare affatto l'ipotesi e il 17,5% risponde 'mai'. Qualcuno può farne a meno per pochi minuti (3,5%) oppure per mezza giornata (16,8%), mentre altri sostengono di poter evitare l'uso dei dispositivi digitali per un periodo compreso tra un giorno (11,3%) e una settimana (12,7%).

Ma cosa fare per riuscire a pigiare il tasto 'off'? Gli stessi lavoratori intervistati suggeriscono di dedicarsi ad attività rilassanti, passeggiare a contatto con la natura o fare meditazione, oppure ancora fare sport per recuperare la concentrazione e la vitalità. Poi c'è il rispetto delle pause per i videoterminalisti previste per legge negli uffici, e la richiesta di una maggiore formazione dei lavoratori sui rischi del tecnostress e dei campi elettromagnetici, insieme alla riorganizzazione del lavoro e una distribuzione più adeguata del carico informativo. Proprio per rispondere alle esigenze di prevenzione avanzate dai lavoratori digitali, Netdipendenza Onlus pubblicherà nei prossimi mesi la guida gratuita 'No TecnoStress, sì Aloe'. All'interno una selezione di indirizzi dei centri benessere e olistici antistress presenti nella regioni italiane, e da frequentare rigorosamente con lo smartphone spento.
 

sabato 13 settembre 2014

Wifi nei treni adalta velocità: una iniziativa di Codacons

Ricevo alla amica Fiona la seg. informazione che giro a tutti voi:

il Codcons si sta occupando  della nocività delle onde elettromagnetiche causate dall'installazione del wi fi sulle carrozze dei treni frecciarossa di trenitalia, il cui limite di esposizione consentito viene superato.

In primo grado il Tar LAzio riteneva compatibile il campo elettromagnetico creatosi sul treno frecciarossa , con le leggi nazionali, pertanto rigettava il ricorso del codacons che ora sta proponendo appello al Consiglio di Stato



Le persone alle quali é stato diagnosticata una particolare elettrosensibilitá o che hanno ravvisato fastidi a causa deill'elettrosmog presente su trenitaliaf recciarossa, sarebbe interessante che raccontino la propria storia.
potrebbe essere una testimonianza interessante nella battaglia del codacons
contro gli effetti dei campi elettromagnetici
Grazie, lo metto su qualche website.

Questo d'una mia amica chi e avvocato presso CODACONS. Suggere che la gente possa scrivere a
valeria graziussi c/o codacons viale mazzini n. 73, 00195 roma

lunedì 9 giugno 2014

Il governo inglese lancia uno studio sull'effetto dei telefonini sugli adolescenti

Questo studio denominato SCAMP  si dedicherà solo agli effetti cognitivi degli adolescenti, 2500 ragazzi di età 11 e 12 anni.

Nessun riferimento a possibili danni fisici , che furono  evidenziati tra l'altro,  dallo studio 'Stewart' finanziato nel 2005 dallo stesso governo che sollecitava 'istruzioni per l'uso' molto prudenziali !

Guarda caso si scopre che lo studio voluto dal Ministero della Salute si realizza attraverso il  Research Initiative on Health and Mobile Telecommunications,  che è finanziato dal governo e dagli operatori telefonici ...!

venerdì 17 maggio 2013

Forte incremento di malattie neurologiche dal 1979 al 2010 : perché ?!


Qui trovate il risultato ed i commenti di uno studio UK-USA sulla incidenza delle malattie neurologiche nei paesi industrializzati.http://www.sciencedaily.com/releases/2013/05/130510075502.htm

Viene riportato un sensibile aumento nel periodo 1979 - 2010  . Ad es.  In terms of numbers of  neurological deaths, in the UK, it was 4,500 and now 6,500, in the USA it was 14,500 now more than 28,500 deaths !

Numeri impressionanti.

Gli autori sottolineano che NON è dovuto all'aumento della vita media !  né che possano essere intervenute modificazioni genetiche (periodo troppo breve) .

Loro riportano come causa le variazioni di stile di vita e dell'ambiente:  chiaramente riportano i CEM e l'uso massivo di prodotti chimici di sintesi e non naturali, in un mix micidiale.

martedì 25 dicembre 2012

esempi di inganni 'scientifici'

Interessante questa intervista alla ricercatrice ed esperta Magda Havas sugli inganni voluti scientificamente per arrivare a conclusioni, spesso forzate, secondo le quali  'la scinza riassicura la non esistenza di danni ...'.

si parte dai conflitti di interesse che si notano quando si nota che all'80% i risultati di uno studio è vicino a chi lo finanzia ...

... oppure come  impostare le specifiche della ricerca per classificare un utente regolare del cellulare chi fa una telefonata alla settimana !!!   e quindi arrivare alla conclusione che un uso 'regolare' del cellulare non evidenzia danni ... come lo considerate ?!

Però in genere vengono lette le pochissime righe dell'estratto, che poi viene rimpallato nei media: cio' che viene poi megafonato è la frase finale  < no danno per uso 'regolare' > !

ci sono altri esempi, come uno studio danese in cui NON si sono presi in considerazione chi  usa il cellulare aziendale , che normalmente e notoriamente - visto che non paga l'utente - è massivo !

etc etc

mercoledì 10 ottobre 2012

Finalmente la stampa si pone il dubbio se il Wifi sui treni è ... sano !

Cominciano ad essere pubblicati articoli che comunque partono da un'indagine (anche se approssimativa) fatta da CODACONS.


riferimenti


mercoledì 3 ottobre 2012

interessante iniziativa di indagine sul campo (elettrico) del POLIMI

il Politecnico di Milano è alla ricerca di volontari per effettuare la campagna di misurazione di valori di campo magnetico ed elettrico in prossimità di elettrodotti.

vedere qui

sabato 28 luglio 2012

Indagine - questionario sulle lampade a basso consumo

La Associazione di Elettorsensibili Inglese sta raccogliendo testimonianze di persone che sono affette dalla presenza di lampade a basso consumo (a risparmio energetico) come anche quelle a LED

Qui c'è il link al questionario, in inglese.

Si consiglia di rispondere in modo da metterli in condizione di dare un peso maggiore alle richieste sia al Governo Inglese che alla Comunità Europea.

Entro il 30.9.2012

domenica 18 marzo 2012

Guariniello apre un fascicolo sul caso di un torinese 45enne

Acceso per 20 anni, anche la notte: ora ha il tumore
Inchiesta sull’uomo ammalato
dopo 7 ore al giorno di cellulare




Guariniello apre un fascicolo sul caso di un torinese 45enne. Gli scienziati divisi sui pericoli
Sette ore al giorno per 20 anni. Telefonate di minimo dieci minuti l’una. E la notte, cellulare acceso, in carica, a 50 centimetri dalla testa. Chiamate anche notturne. Mai usato vivavoce o auricolare. Apparecchio sempre attaccato all’orecchio. Poi all’improvviso, non riconosceva le persone, saliva in macchina cercava di accenderla e non ci riusciva e così via.
Diagnosi: un tumore al cervello, un glioblastoma. Proprio uno di quelli che l’Agenzia internazionale per la ricerca contro i tumori (Iarc) nel 2011 ipotizzò come collegabile con i campi elettromagnetici di radiofrequenza, cioè quelli emessi dai cellulari. Così il caso arriva all’Osservatorio sui tumori professionali della Procura di Torino. È la segnalazione 26.075 in quindici anni di attività di questo osservatorio unico in Italia, voluto dal procuratore Raffaele Guariniello. Ma è la prima volta che un tumore viene collegato all’uso del telefonino. Un paziente zero arrivato sul tavolo di un magistrato. La correlazione tumore al cervello e un uso intensissimo del cellulare non è mai stata provata. Occasione ghiotta per un procuratore sempre in prima linea come Guariniello che ha aperto subito un’inchiesta e fatto partire le perizie.
Il malato è un 45enne torinese, autotrasportatore, il cellulare usato per lavoro. Come accade continuamente ai corrieri. L’uomo, in via di guarigione, è stato già ascoltato in Procura. Ha raccontato la sua storia da cellulare-dipendente. Senza auricolare o vivavoce è vero, ma al riguardo da circa vent’anni si dibatte scientificamente. Anche se per precauzione le raccomandazioni delle autorità scientifiche nazionali e internazionali parlano chiaro: evitare l’uso prolungato dell’apparecchio attaccato all’orecchio, usare vivavoce e auricolare.
Esistono diversi «suggerimenti» a un uso oculato e limitato del cellulare, ma tutto è rimasto finora nel campo della prudenza. Nulla di certo. Dopo lo studio di un gruppo di 31 scienziati della Iarc che ha indicato i cellulari come possibili fattori cancerogeni (sono stati inclusi nella categoria 2B, quella cioè che comprende le sostanze «potenzialmente cancerogene per gli individui», la stessa in cui figurano i gas di scarico), in Italia il Consiglio superiore di sanità, aderendo anche ai richiami dell’Organizzazione mondiale della sanità, è stato cauto e ha sottolineato la necessità di ulteriori studi sulla questione. Ma ha invitato ad assumere alcune precauzioni: auricolari e vivavoce, un maggior ricorso ai messaggi di testo rispetto alle telefonate, uso ridotto del cellulare da parte dei bambini. Le stesse linee guida varate dalla Iarc.
Il rischio cancerogeno si riferisce in particolare al glioma e al neurinoma acustico, tumore che riguarda l’ottavo nervo cranico e quindi interessa le funzioni dell’udito e dell’equilibrio. Non sono mai emerse evidenze per altri tipi di cancro. Nonostante lo studio Iarc (troppo limitato secondo i critici), comunque, le posizioni all’interno della comunità scientifica sono rimaste finora variegate. Ora, però, c’è un caso apripista, un paziente zero, e Guariniello sta raccogliendo informazioni e documentazione, anche dai produttori di telefonini, sugli eventuali rischi per la salute segnalati per l’uso prolungato dell’apparecchio. E soprattutto, come accade per altri tumori, il magistrato vuole appurare dopo quanti anni di uso inappropriato potrebbe comparire la malattia? Una domanda a cui cerca risposta anche la scienza. Soprattutto per i tanti giovani che al telefonino passano le ore già da qualche anno.

giovedì 23 giugno 2011

Altra recente analisi incrociata conferma la relazione tra tumore al cervello ed uso di cordless e telefono cellulare

Ennesimo e recentissimo studio di Hardell e collaboratori che hanno seguito ed intervistato oltre 1200 casi patologici (e oltre 2400 persone sane) . Il risulato ottenuto è una chiara evidenza di dipendenza di formazione di glioma per un uso estensivo di questi apparecchi per oltre 10 anni ed in particolare con inizio di utilizzo prima del 10 anni.








Int J Oncol. 2011 May;38(5):1465-74. doi: 10.3892/ijo.2011.947. Epub 2011 Feb 17.

Pooled analysis of case-control studies on malignant brain tumours and the use of mobile and cordless phones including living and deceased subjects.




Source

Department of Oncology, University Hospital, SE-701 85, Örebro, Sweden. lennart.hardell@orebroll.se


Abstract

We studied the association between use of mobile and cordless phones and malignant brain tumours. Pooled analysis was performed of two case-control studies on patients with malignant brain tumours diagnosed during 1997-2003 and matched controls alive at the time of study inclusion and one case-control study on deceased patients and controls diagnosed during the same time period. Cases and controls or relatives to deceased subjects were interviewed using a structured questionnaire. Replies were obtained for 1,251 (85%) cases and 2,438 (84%) controls. The risk increased with latency period and cumulative use in hours for both mobile and cordless phones. Highest risk was found for the most common type of glioma, astrocytoma, yielding in the >10 year latency group for mobile phone use odds ratio (OR) = 2.7, 95% confidence interval (CI) = 1.9-3.7 and cordless phone use OR = 1.8, 95% CI = 1.2-2.9. In a separate analysis, these phone types were independent risk factors for glioma. The risk for astrocytoma was highest in the group with first use of a wireless phone before the age of 20; mobile phone use OR = 4.9, 95% CI = 2.2-11, cordless phone use OR = 3.9, 95% CI = 1.7-8.7. In conclusion, an increased risk was found for glioma and use of mobile or cordless phone. The risk increased with latency time and cumulative use in hours and was highest in subjects with first use before the age of 20.

martedì 19 aprile 2011

Ricercatori cinesi trovano allarmanti dati su cancro di grandi utenti di telefono cellulare

Ricercatori cinesi di Pechino hanno riscontrato alti valori di tumori riportati per persone che utiluzzano da molto tempo tempo e continuamente il telefono cellulare. Il tumore riscontrato è alle ghiandole della parotide con frequenze da 7 a 13 volte superiori rispetto alla media della popolazione.

dettagli
http://www.microwavenews.com/Duan.Zhang.html#Continued

martedì 22 febbraio 2011

I leader della ricerca sui cellulari all’OMS chiedono urgentemente misure di precauzione per l’uso dei cellulari

Lo scorso 17 febbraio due autrici principali dello studio Interphone dell’OMS, Elisabeth Cardis, ricercatrice del Centro per la Ricerca in Epidemiologia Ambientale di Barcellona e la dott.ssa Siegal Sadetzki, dell’Istituto di Epidemiologia e Salute Pubblica Gertner di Tel-Aviv hanno pubblicato un editoriale che mette in guardia dai possibili rischi legati all'uso dei cellulari.
Si ricorda che i risultati di Interphone, la più vasta indagine sui rischi legati ai cellulari, sono stati pubblicati lo scorso 27 gennaio sul Journal Occupational and Environmental Medicine e hanno suscitato non poche polemiche, non solo per l'interpretazione dei dati ma anche per i conflitti di interessi che questo studio coinvolgeva, con un finanziamento di oltre il 30% da parte dell'industria delle telecomunicazioni.
Le due ricercatrici ritengono oggi che sia necessario fare un uso cauto del cellulare in attesa di ulteriori ricerche sull'argomento.

In particolare hanno scritto che la ricerca sulla radiazione da cellulare ha analizzato persone che usavano i loro telefoni per meno di quattro ore al mese e per meno di cinque anni. Nello studio Interphone dell’OMS, iniziato nel 2000 e finito nel 2004, era considerato “utente medio” chi aveva usato il cellulare per circa 100 in tutta la vita, pari a circa 2 fino a 2 ore e mezzo al mese. Coloro che risultavano all’apice della scala di accumulo di ore di uso del cellulare rappresentavano (1,640 ore o di più), se spalmate per 10 anni, corrispondevano ad un uso di appena 27 minuti al giorno e avevano il 50 % di rischio maggiore di sviluppare tumori maligni dalla stessa parte della testa dove tenevano il loro cellulare (detti tumori ipsilaterali).

Gli autori ritengono che non sia possibile valutare l’ampiezza e l’orientamento di possibili mistificazioni dei risultati dello studio Interphone e stimare, così, tutti gli effetti dei cellulari sul rischio di tumori alla testa. Ritengono, infatti, come anche altri scienziati (per esempio gli autori del rapporto Cellulari e Tumori alla Testa: 15 ragioni per la preoccupazione, la scienza, lo sviluppo e la verità dietro lo studio Interphone, pubblicato nel 2009 dall’International EMF Collaborative) che la direzione globale della ricerca fino ad oggi sia preoccupante.

“Mentre si attende la conferma o smentita di questi risultati da parte di ulteriori ricerche, le indicazioni preliminari indicano che l’aumento del rischio di tumori alla testa in coloro che lo usano intensamente e per lungo tempo rappresenti motivo di preoccupazione”, concludono Cardis e Sadetzki. “Ci sono oggi circa più di 4 miliardi di persone, compresi bambini, che usano i cellulari. Persino un piccolo rischio a livello individuale produrrebbe un conseguente numero di tumori e diventerebbe un importante problema di salute pubblica. Delle misure semplici e a basso costo, come preferire gli sms e il viva voce, potrebbero ridurre sostanzialmente l’esposizione del cervello alla radiazione del cellulare. Fino a quando non ci sarà, dunque, una risposta definitiva, si consiglia l’adoazione dell’uso di queste precauzioni soprattutto nella popolazione giovane”.

Fonte: Washington, DC (Vocus/PRWEB) http://www.prweb.com/releases/prweb2011/2/prweb8144389.htm

lunedì 21 febbraio 2011

Rapporto tra la diminuzione della popolazione di passeri e l’introduzione delle antenne per la telefonia GSM

Recensione di uno studio di Alfonso Balmori Martinez

Le antenne della telefonia mobile attraversano i  centri urbani fin dalla seconda metà degli anni ’90, aumentando così la contaminazione elettromagnetica. Questi ripetitori producono onde pulsanti da 900 a 1800 MHz  che interferiscono con il sistema nervoso degli esseri viventi. Molti studi scientifici mettono in guardia sul danno per la salute umana e per gli esseri viventi dovuto a questo tipo di radiazione da microonde. (1)
Secondo lo scienziato spagnolo Alfonso Balmori Martínez le prove del rapporto tra la diminuzione dei passeri e l’introduzione dei ripetitori per telecomunicazioni sono molto forti e serve, quindi, maggiore ricerca al riguardo.
I campi ad alta radiofrequenza causano una risposta in molti tipi di neuroni del sistema nervoso centrale degli uccelli. Alcuni studi, inoltre, presentano gli effetti di queste radiazioni sulla riproduzione, cioè una diminuzione della conta spermatica e un minore sviluppo delle tube nei ratti testati, ma anche l’aumento della mortalità nei polli. (2)
In particolare la popolazione di passeri inglesi è collassata nelle grandi città, ma non nei piccoli centri, verosimilmente perché i ripetitori per le telecomunicazioni e l’uso dei cellulari, in generale, è molto maggiore nelle grandi città piuttosto che in quelle piccole.
Le grandi città, di solito, hanno una contaminazione elettromagnetica maggiore che dipende dalla vicinanza ai ripetitori e per questo la diminuzione degli uccelli non avviene con la stessa intensità nei differenti parchi o in vicinanza di parchi. Nelle piccole città di solito i ripetitori sono dislocati fuori dal centro urbano perché è sufficiente a fornire la copertura.
Secondo Balmori le micro-onde hanno un impatto sulle specie a seconda di quale altezza è il luogo dove mangiano, cantano, si riproducono, dalla dislocazione del nido, dal tipo di nido, ecc. Questo è il motivo della diminuzione degli esemplari di specie che frequentano i tetti, le antenne, i cavi telefonici o di quelle che usano luoghi di riproduzione più elevati tipo i passeri domestici, gli storni, le gazze, mentre quelle specie che vivono vicino al suolo e alla vegetazione come i tordi, i pettirossi e gli scriccioli o quelli che dormono, si riproducono in cavità dove sono più protetti. Si pensi, per esempio, alla cinciarella, alla cinciallegra, alla cincia mora. Ogni specie, inoltre, mostra diverse sensibilità a queste radiazioni.

In Scozia, nel novembre 1999, oltre un terzo di tutte le istituzioni locali hanno adottato o hanno dichiarato pubblicamente di voler adottare politiche di precauzione scegliendo di togliere i ripetitori dalle scuole e dalle aree residenziali.
Due anni dopo questo provvedimento il passero “domestico” è riapparso in Scozia. (3) Secondo Balmori questo potrebbe accadere anche nell’Irlanda del Nord dove stanno pianificando dei controlli sui ripetitori dei cellulari e dove ci sarà una nuova regolamentazione più restrittiva rispetto a qualsiasi altra regione del Regno Unito. (4)
“Il campo elettromagnetico è un perfetto agente segreto: non si vede, non ha odore, non fa rumore, non si sente e i suoi effetti sono lenti ma inesorabili”, conclude Balmori nel suo articolo.
Il biologo spagnolo ha condotto, tra il 1996 e il 1998, uno studio sugli uccelli nel parco di Campo Grande nel centro di Valladolid. In quell’area all’epoca c’erano pochi ripetitori e i risultati di allora, confrontati con le misurazioni invece del 2002, quando la città era ormai completamente coperta dal segnale dei ripetitori, con cinque stazioni radio base in prossimità del parco, mostrano che in diversi luoghi a Valladolid, con livelli di radiazione tra 2 e 10 V/m, gli uccelli sono scomparsi. Negli anni recenti molti piccioni viaggiatori sembrano essersi persi a causa dei campi elettromagnetici derivanti dai ripetitori delle telecomunicazioni.


Autore:

Alfonso Balmori Martínez
C/ Navarra, 1 5ºB
47007 Valladolid  -  Spain


Note
(1) G.J. Hyland: “Physics and biology of mobile telephony”: The Lancet, vol 356: 1.8. 25/11/2000).
(2) Youbicier-Simo, et al., 1998.
(3) Paul Kelbie 10/11/2001, The Independent.
(4) Marie Foy, 11/4/2002, Belfast Telegraph.

giovedì 10 febbraio 2011

Indagine norvegese sulla elettrosensibilità

La FELO, associazione norgevese per l'elettrosensibilità ha inviato ai propri associati un questionario sulla loro esperienza di vita, diagnosi, rimedi adottati ed altro



vedere il documento tradotto in inglese ed in italiano qui
http://tinyurl.com/6zt56x8

Giorgio