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martedì 11 ottobre 2016

Interpellanze parlamentari alla Camera su emissione di radiofrequenze e risposta del Governo

Iniziative finalizzate a fronteggiare l'inquinamento elettromagnetico e a limitarne gli effetti nocivi, con particolare riguardo all'esposizione nelle scuole e negli ospedali – nn. 2-009723-02189 e 3-02190)
  PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Melilla n. 2-00972 e alle interrogazioni Incerti n. 3-02189 e Dieni n. 3-02190, concernenti iniziative finalizzate a fronteggiare l'inquinamento elettromagnetico e a limitarne gli effetti nocivi, con particolare riguardo all'esposizione nelle scuole e negli ospedali, che, vertendo sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente(Vedi l'allegato A – Interpellanze e interrogazioni).
  Chiedo all'onorevole Melilla se intenda illustrare la sua interpellanza o se si riservi di intervenire in sede di replica.
  

GIANNI MELILLA. Grazie, Presidente. 
Da alcuni anni si parla molto nella comunità scientifica internazionale dei danni derivanti dall'inquinamento elettromagnetico. È un problema enorme, sorto con lo svilupparsi delle apparecchiature elettroniche, wifi, computer, tablet, telefonia mobile: questo abnorme e veloce sviluppo elettronico ha portato all'osservazione, alla conoscenza e alla presa d'atto del fatto che detto sviluppo tecnologico è tutt'altro che innocuo e inoffensivo per il genere umano. Studi e ricerche – naturalmente da approfondire perché i pareri sono diversi e contrastanti anche nella comunità scientifica – lamentano comunque gravi danni per la salute umana, soprattutto per i bambini, gli adolescenti e le donne in stato di gravidanza, danni che hanno rilevanza importante, come l'esponenziale aumento dei tumori, dei danni alle cellule celebrali, l'abbassamento del tasso di fertilità, un aumento notevole delle proteine da stress, danni all'apparato visivo, sfaldamento delle cellule dell'occhio, diminuzione del sonno, eccitabilità e afasia derivante dall'eccessivo uso del computer o dei tablet.
   Con ogni evidenza, questi sono danni importanti, dovuti non solo alle alte frequenze con lo sviluppo del calore anche corporeo, ma portati anche dalle basse frequenze, che si scopre essere anch'esse tutt'altro che innocue.
  La comunità scientifica è preoccupata e ha recentemente lanciato un appello-petizione, a cui ho fatto riferimento con questa mia interpellanza, il 25 febbraio 2015, che è la data di questo appello-petizione, per correre ai ripari.
  L'evidenza della difficoltà che il problema rappresenta è evidenziata dal fatto che la nostra società è ormai a tutti i livelli fortemente improntata dall'uso di supporti elettronici senza fili, come quelli, appunto, di cui stiamo parlando.
  La nostra legislazione, sebbene allarmata da tempo, risulta insufficiente a contrastare e a prevenire la salvaguardia della salute delle persone. La disinformazione è un pericolo importante di cui dobbiamo tener conto.
  L'uso indiscriminato delle tecnologie senza fili, utilizzate anche nelle scuole, asili nido, scuole materne, scuole elementari e ospedali, è un dato di forte preoccupazione, essendo questi luoghi a forte rischio e con minore salvaguardia proprio perché legati alla minore possibilità di difesa del corpo stesso, sia per l'età dei soggetti sia per i disagi fisici delle persone malate negli ospedali.
  Con la mia interpellanza ho chiesto al Ministero dell'ambiente se non ritenga opportuno aumentare il livello di guardia, sensibilizzando la popolazione sugli evidenti danni provocati da queste apparecchiature eccessivamente usate per molte ore al giorno, ponendo, per esempio, un limite di età all'uso delle apparecchiature – computer e cellulari – e vietando l'uso degli stessi negli ambienti più a rischio.
  Ho chiesto anche al Ministero di assumere iniziative per vietare l'uso di taliPag. 9apparecchiature nelle scuole e negli ospedali, privilegiando l'uso di quelle a collegamento via cavo.
  Inoltre, ho chiesto di assumere iniziative per abrogare l'articolo 14, comma 8, del decreto-legge n. 179 del 2012, per riportare quindi la misurazione dei campi elettromagnetici a sei ore e non ventiquattro ore come la suddetta legge prevede, accogliendo in toto l'appello per la difesa della salute dalle radiazioni a radiofrequenza e microonde di cui ho parlato, petizione lanciata dalla comunità scientifica il 26 febbraio 2015.
  PRESIDENTE. La sottosegretaria di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare, Silvia Velo, ha facoltà di rispondere.
  

SILVIA VELOSottosegretaria di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare. Presidente, preliminarmente si fa presente che la legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, la n. 36 del 2001, prevede già misure di tutela della salute della popolazione e dell'ambiente e la promozione dell'innovazione tecnologica e delle azioni di risanamento volte a minimizzare l'intensità e gli effetti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici secondo le migliori tecnologie disponibili.
  Al riguardo lo Stato, nell'ambito dell'esercizio delle funzioni relative alla determinazione dei limiti di esposizione dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, ha provveduto ad adottare, a fini cautelativi, due provvedimenti attuativi, con l'emanazione di due DPCM, dell'8 luglio 2003, che fissano i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità per la prevenzione della popolazione all'esposizione ai campi elettromagnetici generati, rispettivamente, da sorgenti con frequenza compresa fra 100 kilohertz e 300 gigahertz e di rete 50 hertz, ai sensi e nel rispetto dell'articolo 32 della Costituzione nonché del principio di precauzione previsto dal Trattato istitutivo dell'Unione europea. Infatti, in Italia i valori limite di qualità risultano dieci volte inferiori rispetto alle indicazioni della Comunità europea.
  L'installazione di infrastrutture per impianti radioelettrici e la modifica delle caratteristiche di emissione di questi ultimi viene autorizzata dagli
enti locali, previo accertamento, da parte dell'organismo competente ad effettuare i controlli, di cui all'articolo 14 della legge n. 36 del 2001, della compatibilità del progetto con i limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità stabiliti uniformemente a livello nazionale in relazione a quanto previsto dalla predetta legge quadro e ai relativi provvedimenti attuativi. 
  La competenza del controllo e della vigilanza sanitaria ed ambientale è attribuita alle amministrazioni provinciali e comunali, che si avvalgono delle agenzie regionali per la protezione dell'ambiente. 
  Per quanto riguarda, nello specifico, la previsione di cui all'articolo 14, comma 8, del cosiddetto «decreto crescita 2.0», il decreto-legge n. 179 del 2012, che ha introdotto alcune disposizioni integrative in materia di limiti di emissione elettromagnetica stabiliti dal DPCM dell'8 luglio 2003, si ritiene opportuno precisare quanto segue. La problematica riguardante il nuovo sistema di quarta generazione di telefonia mobile, 4G LTE, è stata seguita dal Ministero dell'ambiente con notevole impegno attraverso la partecipazione a un tavolo tecnico istituito dal Ministero dello sviluppo economico a cui hanno partecipato anche i rappresentanti dell'ISPRA, dell'Istituto superiore di sanità, della Fondazione «Bordoni» e degli operatori dei sistemi di telefonia mobile, nell'ambito del quale l'ISPRA, con la Fondazione «Bordoni» e alcune ARPA, ha prodotto un documento tecnico in cui veniva fornita un'analisi sulla fattibilità di estendere l'intervallo temporale di calcolo dei valori medi dei livelli di campo elettromagnetico. 
  Ad ogni modo, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, IARC, ha allocato i campi elettromagnetici in radiofrequenza nella categoria 2B (agente possibilmente cancerogeno per l'uomo) del proprioPag. 10schema di classificazione. L'allocazione nella categoria 2B è la più debole tra le tre con le quali l'Agenzia di Lione definisce un agente come cancerogeno (le prime due sono: 1, «cancerogeno certo per l'uomo»; 2A, «probabile cancerogeno per l'uomo»). 
  La ricerca epidemiologica sull'uomo ha principalmente considerato il rischio di tumori in relazione all'uso del telefono cellulare tra gli adulti. Gli utenti del telefono cellulare rappresentano, infatti, la categoria maggiormente esposta a causa delle peculiari caratteristiche di esposizione e, cioè, la stretta prossimità alla testa, che implica livelli di deposizione di energia elettromagnetica molto più elevati rispetto a quelli in gioco nell'esposizione da impianti fissi, quali le antenne dei sistemi di telefonia mobile e radiotelevisivi. I punti di accesso fissi dei sistemi wi-fi sono peraltro caratterizzati da emissioni elettromagnetiche molto basse, circa dieci volte inferiori a un comune telefono cellulare. 
  Il «progetto interphone», il più vasto studio epidemiologico finora realizzato sull'occorrenza di tumori intracranici in relazione all'uso di telefoni mobili, è stato coordinato dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, afferente all'OMS, e realizzato contemporaneamente in 13 Paesi del mondo, inclusa l'Italia. Questo studio non ha evidenziato alcun aumento del rischio di glioma, meningioma o neurinoma del nervo acustico (diversi tipi di tumori intracranici) negli utilizzatori di telefoni cellulari rispetto ai non utilizzatori, né incrementi del rischio all'aumentare degli anni trascorsi dall'inizio dell'uso (fino a 10-13 anni), del numero totale di chiamate effettuate o delle ore totali d'uso. 
  Si fa presente, inoltre, che ISPRA, ARPA e APPA (agenzie regionali e provinciali per la protezione dell'ambiente) provvedono, in attuazione del predetto decreto, all'elaborazione di linee guida che sono approvate con uno o più decreti del MATTM, sentite le competenti Commissioni parlamentari. Tali linee guida potranno essere soggette ad aggiornamento con periodicità semestrale su indicazione del Ministero dell'ambiente, che provvederà alla relativa approvazione. 
  In data 2 dicembre 2014, il Ministero dell'ambiente ha emanato il decreto relativo alla definizione delle modalità di fornitura, da parte degli operatori, dei dati di potenza degli impianti, all'ISPRA e alle ARPA/APPA, così come dei fattori di riduzione della potenza massima al connettore d'antenna che tengano conto della variabilità temporale dell'emissione degli impianti nell'arco delle 24 ore. La conoscenza di detti dati consente un maggior controllo da parte delle autorità competenti relativamente a situazioni critiche, che altrimenti potrebbero sfuggire al controllo effettuato sul territorio. 
  Per quanto riguarda gli altri due aspetti oggetto delle linee guida, che riguardano, in particolare, i valori di assorbimento del campo elettromagnetico da parte delle strutture degli edifici nonché le pertinenze esterne con dimensioni abitabili, quali balconi, terrazze e cortili, solo nel caso di utilizzazione per permanenze non inferiori a quattro ore consecutive giornaliere si fa presente che, per le stesse, sono in stato avanzato le istruttorie finalizzate alla stesura dei relativi decreti. 
  La maggior parte dei progetti di ricerca finanziati dall'Unione europea ha riguardato esposizioni nelle bande di frequenza utilizzate per la telefonia mobile, in sistemi sperimentali di valutazione della cancerogenesi, cocancerogenesi, genotossicità, effettuate nel sistema uditivo delle tecnologie GSM o UMTS, ed effetti sul sistema nervoso. I risultati di tale programma, nel loro complesso, non depongono in favore dell'ipotesi di rischi sanitari per esposizioni a livelli non termici, come quelli in gioco nell'uso del telefono e, in misura ancora inferiore, nell'esposizione da soggetti ambientali. Le politiche di protezione raccomandate a livello internazionale (OMS e UE in particolare) non contemplano l'adozione di misure di cautela e protezione da eventuali effetti a lungo termine. 
  Si fa presente, inoltre, che il Ministero della salute, riconoscendo l'importanza diPag. 11una corretta informazione e comunicazione nel settore della tutela dagli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici e nei limiti delle risorse disponibili, ha finanziato, presso il Centro nazionale di controllo delle malattie, il progetto triennale «Salute e campi elettromagnetici (CAMELET)», sviluppato dall'Istituto superiore di sanità. 
  Si segnala, da ultimo, che le politiche del Governo in materia di comunicazione vanno nella direzione del più ampio sviluppo tecnologico. Difatti, come annunciato dal Presidente del Consiglio, sono in uno stato avanzato i progetti innovativi della banda larga, che consentiranno al Paese di assumere, anche in tal senso, un ruolo leader in Europa, permettendo al contempo anche il ricorso a tecnologie con una migliore compatibilità ambientale. 
  Ad ogni modo, per quanto di competenza, si assicura agli onorevoli interroganti e interpellanti che il Ministero dell'ambiente continuerà a svolgere attività di monitoraggio su tali temi e si renderà comunque disponibile a fornire eventuali ulteriori informazioni.
  PRESIDENTE. L'onorevole Melilla ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatto per la risposta alla sua interpellanza.
  GIANNI MELILLA. Signor Presidente, non posso ritenermi soddisfatto, perché da parte del Governo si continua ancora ad ignorare la delicatezza delle questioni che sono sollevate dalla comunità scientifica internazionale. Ritengo che bisogna aggiornare la nostra normativa e adottare, come diceva anche il sottosegretario, il principio di precauzione scientifica veramente, non a parole.
  Purtroppo abbiamo a che fare con interessi economici potenti, forse i più potenti che attualmente dominano la nostra economia. Sono interessi economici di grandi compagnie, che non si fermano dinanzi a niente, figuriamoci dinanzi alla salute delle persone. C’è una preoccupazione generale nel Paese, di cui noi dobbiamo farci carico. Penso che non esista una città in cui non siano sorti, negli ultimi anni, i comitati per impedire l'installazione di impianti, per denunciare una realtà sistematica di aumento del 300, 400, 500 per cento delle persone colpite da tumori. Purtroppo il profitto orienta le scelte a tutti i livelli e in questo campo noi ce ne rendiamo conto in maniera molto più evidente.
  Per questo noi riteniamo che sia necessario, invece, riaffermare una cultura della salute ispirata dal valore della prevenzione e del controllo di ogni forma di inquinamento, con l'obiettivo di salvaguardare la salute delle persone. Noi vorremmo, quindi, che fossero investite anche più risorse per quanto riguarda la ricerca in questo campo. Al di là delle cose che già si fanno, noi riteniamo che investire in questo campo per dare ai cittadini certezze sia un compito importante e fondamentale.
  PRESIDENTE. L'onorevole Incerti ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
  ANTONELLA INCERTI. Grazie, signor Presidente. Ringrazio anche il Governo e la sottosegretario Velo per la risposta. La mia interrogazione, in particolare, verteva sul tema del wi-fi nelle scuole. È un tema che, come anche è già stato ricordato, più in generale ha sollevato naturalmente molti favori, ma non sono mancate critiche, anche sollecitate da alcuni allarmi lanciati dalla comunità scientifica internazionale.
  Non sono mancati i detrattori della tecnologia di comunicazione senza fili, che contestano la pericolosità per la salute, in particolare degli alunni più piccoli, i quali verrebbero irradiati durante la loro permanenza, più o meno lunga, negli istituti scolastici, venendo, quindi, a mancare quel principio di precauzione a cui si faceva riferimento.
  Devo dire che da parte degli ultimi Governi, in particolare già a partire dal 2011 con il progetto Scuola wi-fi, e in particolare da parte di questo Governo, come veniva richiamato, sono state messe in campo considerevoli risorse pubblichePag. 12per promuovere in tutti gli istituti scolastici la diffusione del servizio wi-fi, con l'obiettivo di colmare il cosiddetto digital divide. Questo naturalmente consente maggiori opportunità, ma è anche vero che bisogna – non è stato ricordato – richiamarsi al fatto che già proprio nel 2011 la Comunità europea si è espressa in questo modo, raccomandando, in particolare rivolgendosi all'utilizzo del wi-fi nelle scuole, di prevedere, a cura dei Ministeri competenti (ambiente e istruzione, in particolare), attenzione ai bambini, soprattutto i più piccoli, con riferimento alle scuole primarie, e alle tante preoccupazioni che sono sorte presso i genitori o comunque presso le comunità scolastiche. Occorre, quindi, che si dia la precedenza eventualmente a altri tipi di connessione – lo richiama la risoluzione della Comunità europea –, come le connessioni cablate, regolando strettamente l'uso dei cellulari nelle scuole.
  Ora, naturalmente, accolgo favorevolmente l'attenzione del Governo non solo a garantire, attraverso le leggi vigenti, un controllo e un monitoraggio, ma naturalmente ritengo che sia importante, come è proprio nel senso della mia interrogazione, continuare nell'opera di monitoraggio, la quale deve essere generale, non solo quella degli istituti, che singolarmente stanno compiendo queste indagini insieme alle agenzie per la protezione del territorio. Credo che questo non dovrebbe essere lasciato né alla richiesta degli enti locali, naturalmente sollecitati, né agli istituti scolastici, ma dovrebbe essere un'operazione di monitoraggio nazionale. In particolare, chiedo di prestare particolare attenzione a tutto ciò e chiedo eventualmente, come già in precedenza alcuni miei colleghi hanno chiesto, l'abrogazione dell'articolo 14 della legge n. 179 del 2012, che prevederebbe un aumento – vado a concludere, Presidente – del calcolo della media giornaliera. Attualmente noi calcoliamo sulle sei ore il valore per metro dei volt e in questo caso andremmo, invece, a un calcolo di un'esposizione sulle 24 ore, quindi non tenendo conto dell'utilizzo effettivamente limitato che oggi si fa sulle dodici ore.
  Chiedo anche che si possa continuare nella ricerca, in modo da avviare l'utilizzo di diverse modalità, oltre al wi-fi, che potrebbero garantire una maggiore attenzione al principio di precauzione, che deve essere comunque, ripeto, soprattutto nel caso dei più piccoli, uno degli elementi fondamentali a cui fare riferimento.
  PRESIDENTE. L'onorevole Dieni ha facoltà di dichiarare se sia soddisfatta per la risposta alla sua interrogazione.
  FEDERICA DIENI. Grazie, Presidente. Colleghi, membro del Governo, l'interrogazione, a cui è stata data una risposta così tecnica e altrettanto vuota, rientra a pieno titolo nel grande dibattito che sta dominando in questi giorni il Paese. Si inserisce nel grande filone che coinvolge le trivellazioni, lo smaltimento illegale di rifiuti tossici, Tempa Rossa e tante altre tematiche su cui il MoVimento 5 Stelle si è contrapposto con coraggio e determinazione alla maggioranza parlamentare. Si tratta di un grande scontro che viviamo oggi e che il Presidente del Consiglio ha sintetizzato nel suo intervento a seguito del mancato raggiungimento del quorum in occasione del referendum di due giorni fa. La linea di demarcazione è tra coloro che credono che il progresso sia buono a prescindere e coloro che, invece, ritengono che un futuro sostenibile si debba raggiungere senza sacrificare la salute e l'ambiente.
  Ciò che differenzia le due parti in causa non è, come suggerisce Renzi, la contrapposizione tra una mentalità ancorata ai «no» e alla nostalgia di un passato campestre, da una parte, e una mentalità progressista, che guarda al «sol dell'avvenire», dall'altra. C’è, semplicemente, una diversa idea dei valori in gioco: noi siamo convinti non solo che l'ambiente e la salute vadano messi al primo posto, ma che la loro tutela serva a creare più posti di lavoro, senza rinunciare alla modernità.
  Eccoci qui, allora, a parlare di onde elettromagnetiche. Anzitutto, complimentiPag. 13per il tempismo: si trattava di un'interrogazione presentata quasi due anni fa.
  L'argomento, tuttavia, è ancora attuale. Sono partita da un caso calabrese, quello di una zona del territorio di Reggio Calabria, chiamata Ravagnese-Saracinello, mostrando il paradosso di misurazione dei campi elettromagnetici con dei risultati di molto superiori ai limiti europei, anche di dieci volte, che rientravano, però, negli standard italiani. Il messaggio è chiaro: anche sull'inquinamento elettromagnetico il Governo utilizza lo stesso approccio che ha mostrato per Tempa Rossa. Di fronte a temi come la salute e l'inquinamento si gira dall'altra parte, ritenendoli degli insostenibili impicci, che non possono ostacolare la marcia della locomotiva del Governo; una locomotiva che brucia tutto ciò che trova.
  Ebbene, la questione è semplice: nonostante quel che ha detto il sottosegretario Velo, quello dei campi elettromagnetici è un problema che continua a gravare sulla nostra penisola e che parte da un semplice paradosso. Quella che in Europa è ritenuta essere la soglia di sicurezza per non provocare al corpo umano dei danni, in Italia, Paese baciato dalla grazia divina, non vale. Al cittadino italiano quel che fa male agli europei gli fa un baffo; temprato dai fiumi della Terra dei fuochi, dai rifiuti del territorio dispersi nel mare o da quelli tossici sepolti dalla ’ndrangheta nell'entroterra calabrese, l'italiano ha sviluppato una resistenza tale da vincere l'inquinamento elettromagnetico, e per questo i limiti dell'esposizione sono stati portati a dieci volte quelli che sono in vigore nel continente. Un miracolo della razza italica !
  Il Governo Renzi si è schierato, in linea con i predecessori, nel classificare come i «soliti gufi» coloro che ritengono che un'esposizione troppo elevata di onde elettromagnetiche sia nociva per l'uomo. Purtroppo, i «gufi» sono in rapida espansione, persino a livello internazionale. Dalla Svezia, infatti, arrivano i dati della più importante ricerca mai condotta sui pericoli dei cellulari, condotta dal dottor Hardell, celebre oncologo epidemiologo. Hardell ora chiede all'Organizzazione mondiale della sanità di classificare tra le cause più probabili per il rischio tumori le connessioni wireless e telefoniche. La stessa pericolosità dell'arsenico, del nichel e della formaldeide.
  Il Governo, manco a dirlo, va nella direzione opposta. Affidandosi allo stesso principio di precauzione che per anni ha portato a dire che non c'erano prove che il fumo facesse male alla salute, pur riconoscendo che l'inquinamento elettromagnetico fa male e fa venire il cancro, aggiunge subito dopo che il veleno dipende dalla dose, e sui limiti consentiti gioca allegramente, adagiandosi sulle richieste della lobby dei telefonini, che propone, addirittura, un ulteriore innalzamento della soglia italiana, già dieci volte più alta di quella europea. Renzi, ovviamente, si adegua.
  Lo schema è quello classico: anche in questo caso, c'entrano, ovviamente, le lobby; anche in questo caso, uno dei sistemi per sfasciare tutto è stato lo «sblocca Italia», la vera arma «fine di mondo» che ci ha riempito di antenne super potenziate. Certo, ora sul cellulare si naviga velocissimi, ed è una vera fortuna, visto che con la rete 4G, per la quale versiamo l'obolo mensile alle compagnie telefoniche, ci dimentichiamo della banda larga e delle alte promesse del Premier Pinocchio. Nel frattempo, a viaggiare più veloce dei video su WhatsApp, vi è solo il tumore.

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